Vicky's Melting Pot


Asakusa (浅草) 2011

Dec 10, 2011

Sabato 10 dicembre 2011 – Harajuku e lo Shopping sfrenato!


Seconda volta ad Harajuku, questa volta un po’ più presto e con un po’ di compagnia… la prima volta ci sono andata il sabato prima e di corsa, di sera prima della chiusura alla ricerca di giubbotti che potessero sostituire quello tristissimo e quell’altro orribile che avevo comprato al bazar dell’università. Essendo approdata ad Harajuku di notte (erano circa le otto di sera), ed essendo la chiusura dei negozi verso le 9, non ho potuto godermela. Ma stavolta ho potuto fare tutto con un pochino più di calma.

Importante: per chi vuole arrivarci dalla stazione di Tobitakyū (飛田給駅)> si prende il locale (各駅停車) per arrivare a Medaimae [volendo, si può anche scendere a Chōfu e prendere il semi-espresso juntokkyū per fare prima, salta le fermate]. Da lì, si prende il treno per Shibuya(渋谷), e dalla stazione di Shibuya si prende la linea Yamanote (山手線) direzione Shinjuku: una fermata e si è arrivati.
In alternativa, se come me siete del motto “tutte le strade portano a Shinjuku”… Da Chōfu scendete, aspettate sullo stesso binario che arrivi un semi-espresso (juntokkyū、順特急), e l’ultima fermata è Shinjuku. Da lì potete direttamente prendere la Yamanote ^^

Compagne di sventura: Gaia e Giulia from Ca’ Foscari :-)

Siamo arrivate poco prima delle quattro con l’intenzione di visitare il Meiji Jingu[per info, consultate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_Meiji ]. Però, la chiusura è proprio alle quattro! Quindi state attenti e ricordate per il futuro che tutto in Giappone chiude presto, specialmente i luoghi da visitare come i templi.
Solo i grandi negozi dovrebbero chiudere verso le 9 di sera.
Comunque, abbiamo avuto abbastanza tempo per entrare e visitare un pochino il posto. Oltrepassate le solite soglie dove c’è l’acqua da bere per purificarsi e i banchetti per le offerte, abbiamo oltrepassato le porte e ci siamo ritrovate nel cortile. La cosa che ha colpito i nostri occhi? Bé, un gruppo di giapponesi agghindati e truccati come la versione ultra-cattiva dei kiss, con tanto di cerone bianco e di contorno occhi completamente nero! Si facevano fare le foto da tutti, ma ad un certo punto un monaco è venuto a frenare la loro esuberanza in luogo di culto e li ha gentilmente scacciati via… proprio quando Gaia voleva chiedergli di farsi fare una foto u_u
Subito dopo, abbiamo assistito a niente di meno che due matrimoni tradizionali. E’ stata un’esperienza davvero particolare dal momento che non ne avevo mai visto uno.
I monaci ed i poliziotti – messi lì forse per la presenza di turisti – ci hanno chiesto di spostarci di lato mentre dal porticato laterale usciva la processione capeggiata da un religioso seguito dallo sposo e la sposa in abiti tradizionali (la sposa teneva per mano quella che doveva essere sua madre) e dietro di loro in due file ordinate sfilavano tutti gli ospiti della cerimonia. Si camminava a passi lenti, e la cerimonia si è svolta nel massimo silenzio tanto che a me pareva più un funerale.
La prima sposa indossava un kimono a mia opinione molto bello sul rosa con decorazioni floreali, mentre quella del secondo corteo era in abito bianco con il tipico copricapo rotondo sulla testa.
Subito dopo ci hanno avvertito che era ora di chiusura e ci hanno cacciato, ma prima di levare le tende abbiamo dato un’occhiata al tempio al cui interno stavano officiando la cerimonia in cui si dona il primo kimono al bambino – una sorta del nostro battesimo. Le mamme in abiti tradizionali tenevano i neonati in braccio, coperti da kimono ricamati come se fossero delle coperte. Era inoltre scritto che per rispettare la privacy dei fedeli che officiavano questa cerimonia e i matrimoni, agli estranei non era permesso entrare.
Abbiamo ripercorso il larghissimo viale di sabbia e siamo così uscite dal Meiji Jingu, alla volta dello shopping!
Proprio vicino alla stazione, dopo il grande e costosissimo negozio della GAP e quello sportivo, c’è una via laterale piena di negozi degni di uno shop-addicted!
Inoltre, ad Harajuku ho sperimentato per la prima volta una cosa tipicamente giapponese, che mi era sempre sembrata pacchiana ma solo perché non l’avevo mai provata: le pericura.
Che saranno mai?
In sostanza, entri in queste grosse cabine illuminatissime con i tuoi amici e scegli il tipo di foto che ti vuoi fare. E come in una grossa cabina per le fototessere, ci si mette in varie pose e si scattano le foto. Dopo si esce, e con una penna magica modifichi le foto attaccando cuoricini o altri disegnini, o scrivendo cose. Le possibilità di modificare queste immagini sono praticamente infinite!
Inoltre, prima di scattare le foto si può scegliere la versione normale o quella in cui ti fanno gli occhi grandi – essendo noi occidentali, in alcune siamo uscite con gli occhi enormi!
Dopodiché si stampano queste foto adesive che i giapponesi attaccano praticamente dappertutto, primo posto fra tutti l’onnipresente cellulare (o dovrei dire i-phone, visto che ce l’hanno anche i sassi)… inoltre inserendo i dati, le pericula vengono anche spedite al proprio i-phone e da lì puoi poi metterle in internet o sul computer, ma visto che in tre avevamo un misero cellulare capace solo di scrivere messaggi, ci siamo dovute accontentare della versione cartacea.
Dopodiché, abbiamo proseguito il giro per negozi.
Io la volta scorsa avevo preso da Momo (una catena di abiti abbastanza economica) due giubbotti e un vestito, stavolta all’altro edificio della Momo più grande non c’era roba straordinaria ma sono riuscita a rimediare un abitino rosso a 1000 yen.
Alla fine del viale, si gira a destra e dopo un po’ trovi i due grossi edifici di FOREVER21 e H&M. Il primo è molto gettonato, ci sono cinque piani di vestiti e qualcosa del tuo genere la trovi. Io tra le altre cose, ho trovato una cosa rara: scarpe taglia 10!!!Ovvero, la nostra 41 – anche se sull’etichetta dice che corrisponde al 40 ma fidatevi, non è così.
In Giappone è un’impresa quasi impossibile trovare scarpe oltre il 38. Se siete fortunate, trovate una 39. Questo è perché le donne sono tutte piccole piccole, e di conseguenza anche la taglia dei loro piedi non supera un numero di scarpe che in Italia sta praticamente scomparendo.
Sicuramente torneremo di nuovo ad Harajuku, è quello che ci vuole per un guardaroba dignitoso! ;-)
Dimenticavo: se amate quelle robe stramboidi che a me starebbero malissimo (cose alternative intendo), ne trovate a bizzeffe e se venite al momento giusto, anche scontate!

Ps.: il weekend c’è gente a morire, e come a Shibuya, tanti gaijin (“stranieri”). Alle nove però, quando tutto chiude, si assiste ad un vero e proprio svuotarsi!


una buona crepe :-P

fuori alla stazione



Il tempio

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