Vicky's Melting Pot


Asakusa (浅草) 2011

Oct 9, 2011

Vocabolario, Fuchu, Ikebukuro, kichijoji! - Fino a sabato 08 ottobre 2011

NB
Per i non familiari con la lingua giapponese
Ecco qui una pratica spiegazione di segni utili che potrebbero servirvi semmai un giorno vi dovreste confrontare con il Giappone:


空港
くうこう、kūkō
Aeroporto
えき、eki
stazione
せん、sen
linea (anche nel senso di linea ferroviaria)
~行

Nelle stazioni può indicare la direzione del treno. Ad es.: 新宿行 indica che il treno è in direzione di Shinjuku (新宿)
公園
こうえん, kōen
parco
次は~
つぎは~、tsugi ha… (pron. Di “ha”à “wa”)
Indica nei treni la prossima fermata. Ad es.: 次は新宿 indica che la prossima fermata è Shinjuku.
~屋
~や、…ya
È un carattere che può indicare un negozio. Ad esempio: パン屋(pan’yaè una panetteria; 居酒屋(izakayaè un posto dove si beve, un bar;うどん屋 (udon’ya)è un locale dove si mangiano gli udon; invece 部屋(heyasignifica solo “stanza”.
コーヒー
Kōhii
Caffè
バス
Basu
autobus
乗り場
のりば、noriba
Luogo da cui si prende un mezzo. Ad esempio, può esserlo la fermata del bus.
警察
けいさつ、keisatsu
Polizia
交番
こうばん、kōban
Posto di polizia
病院
びょういん、byōin
Ospedale
学校
がっこう、gakkō
Scuola
大学
だいがく、daigaku
Università
神社
じんじゃ、jinja
Tempio (scintoista)
外国人
がいこくじん、gaikokujin
Persona straniera (si dice anche gaijin, 外人, ma è un tantino spregiativo….)
禁止
きんし、kinshi
Divieto. In genere cosa si vieta viene prima
注意
ちゅうい、chūi
Attenzione!
~ください
kudasai
… per favore
…F

Indica il piano. 1F è il primo (il primo piano in Giappone corrisponde al pianoterra!), 2F il secondo e così via. Generalmente negli ascensori dicono il numero in giapponese seguìto dalla parola kai (), che appunto significa “piano”. L’uso della F deriva dalla parola inglese “floor” per piano.
~市
~し、shi
Indica la città, più o meno corrispondente al nostro “comune”: 府中市、”comune di Fuchū”
~町
~まち、machi
Si tradurrebbe come “città”, ma indica una zona: 朝日町, dove si trova la mia uni a Fuchū
~丁目
~ちょうめ、chōme
Si tradurrebbe come “quartiere” (il indica il numero ordinario) in cui la machi è divisa: 三丁目 è il terzo “quartiere”
~区
~く、ku
Distretto o “quartiere speciale” di Tokyo. A tokyo ce ne sono 23.
~都、~府、~県
~と、to; ~ふ、fu; ~けん、ken
Definizioni delle prefetture, corrispondenti grosso modo alle nostre regioni. Tokyo ha un nome suo per la prefettura “to”, mentre solo Osaka e Kyōto usano “fu”. Gli altri usano “ken”.


Fuchū: al Fuchūshi-yakusho (府中市役所)

(strada di Fuchū)
Siamo andati al municipio del comune di Fuchū per sbrigare le pratiche per l’Alien Registration (la registrazione degli stranieri che resteranno in Giappone più a lungo dei tre mesi turistici per mezzo di visti speciali come il nostro) e poi ci siamo tornati per avviare anche l’assicurazione sanitaria. La burocrazia è una cosa snervante in Giappone, quasi quanto in Italia. Qui in Giappone tutto sembra dover passare per timbri e scartoffie, e non abbiamo ancora finito! Basti pensare che anche per avere una bicicletta devi pagare assicurazioni ed effettuare registrazioni >_>
Ad ogni modo, di fronte al municipio c’era un santuario scintoista molto grande, il cosiddetto jinja (神社). Saprò di vecchiaccia, ma io adoro queste cose. L’esame di storia dell’arte mi avrà pure tolto la salute, ma credo che mi sarei pentita amaramente se non l’avessi dato perché questi templi riprendono in qualche modo qualcosa che stava anche nel manuale di storia, anche se non si tratta di qualcosa di famoso. Io adoro quell’atmosfera di tranquillità e di pace che si respira in questi luoghi, immersi nel bel mezzo di quella che è invece una città in pieno movimento. E’ una sensazione strana ed appagante, sembra di essere riusciti a trovare una piccola oasi nel casino di sé stessi :-)
Sì, sono proprio una studentessa di giapponese atipica!



Ikebukuro (池袋).
Certamente, questa zona è tutt’altra cosa rispetto a Fuchū! Movimento, grandi catene di negozi, signori: qua siamo proprio a Tokyo.

La zona è certamente molto più movimentata, e i grattacieli sono praticamente ad ogni angolo di strada, accuratamente semicoperti da grossi cartelloni pubblicitari. Qui abbiamo avuto le nostre prime esperienze con catene di fast-food giapponesi tipo matsuya (ne parlo più avanti), o con la presenza di negozi 100yen, di cui dirò qualcosa sempre dopo.
Abbiamo anche appurato l’esistenza di una catena di negozi chiamata BOOK OFF, molto utile per chi legge molto e/o è interessato a vendere o comprare videogiochi, video, libri e/o musica usata. I prezzi sono molto più bassi essendo roba di seconda mano, ma è tutto tenuto così bene che si stenta a credere che sia usata. Nota importante: visto che sono tutti grattacieli, non avvilitevi se non trovate il negozio che cercate e che magari è anche ben pubblicizzato al piano terra: cercate un ascensore o delle scale, perché nello stesso palazzo spesso ci sono più negozi! E non manca mai qualche posto da mangiare :-/
Dico questo perché la prima sera ad Ikebukuro si cercava appunto di salire al Book Off, ma non abbiamo avuto i risultati sperati… mi sa che non abbiamo visto l’ascensore.
Una catena di roba pacchiana e che magari potrebbe attirare i più curiosi è il Donkihōte (ドンキホーテ), che vende un po’ di tutto: dagli accessori per capelli, trucco e nail art a copriletti zebrati. I prezzi non sono economicissimi proprio su tutto, ma sono ok.


Ottobre, 7 VEN
Sono passati pochissimi giorni, eppure se ne sono andate già centinaia di euro! Qui la vita è troppo cara per chi campa con la moneta europea. Generalmente le cose più economiche molto ma molto difficilmente scendono sotto i 100 yen, che ora come ora corrispondono ad un euro. Così anche comprare 3 carote ti viene a fare circa 1 euro e 80… non parliamo di ordinare il caffè alla caffetteria! Per due caffè se ne vanno anche 5 euro!
Diciamo che per ora l’unico problema che sto riscontrando è, appunto, la sopravvivenza economica.
I primi giorni in particolare abbiamo campato mangiando qua e là o al Kombini (che è carissimo), ma alla fine quello che conviene di più è mangiare in mensa, e nemmeno lì è un granché.
Ad ogni modo ho girato un po’ i cosiddetti 100yen shop (negozi dove si vende tutto a 100 yen) e ho potuto comprarmi un po’ di cose a prezzi ragionevoli:
una padella (non allo 100yen, infatti è costata circa 500 yen), un pentolino piccolo, una piastra piccola per omelette, scolapasta, piatto, ciotola grande, ciotolina, bicchiere, bacchette, posate, una cintura, cappello, guanti e calzini per l’inverno, scatolina per il bento con posate e borsetta portapranzo, formina per il bento, bottiglietta per l’acqua, uno specchio tra le cose più importanti. Inoltre mi sono fatta la mia scorta di cibo, quindi punto di risparmiare sul mangiare fuori almeno in settimana. Se trovo l’offerta, compro – è un po’ questa la filosofia di vita. Quindi ho girato depato e 100yen shop e se trovavo qualcosa di economico, lo compravo. In questi due giorni mi sono cucinata da sola e devo dire che, sebbene la cucina giapponese non mi riesca ancora benissimo, posso tirare a campare per settimane con quello che ho ^-^
poi calcolo anche di portarmi il bento qualche volta, visto che la pausa è breve. In questo senso la bentobako (scatola del pranzo a sacco) mi sarà molto utile ;-)
Oggi abbiamo avuto il primo giorno di lezione. Alla seconda ora (le 10:10) abbiamo seguito la prima lezione di lingua giapponese Integrated del livello Pre-Advanced, dove siamo stati assegnati. Il livello sembra buono, tuttavia giusto per sfizio ho intenzione di seguire anche qualche lezione del livello successivo, Advanced, per verificare se effettivamente non è fattibile per me.
Le lezioni durano un’ora e mezza, quindi abbiamo terminato verso le 11:40. Da quel momento c’è la pausa pranzo, che si protrae fino alla terza ora - le 12:40. Sono tornata in camera e mi sono cucinata un piatto con farfalle e piselli, conditi con un po’ di crema di latte e curry (volevo fare una specie di besciamella, ma è uscito un po’ liquido). No, non faceva schifo! xD Sono solita fare questi strani esperimenti!!
(Ieri a Musashisakai ho trovato un piccolo supermercato dove vendevano la pasta in pacchi da 500g – raro da queste parti – a prezzi ragionevoli!)
Dopodiché sono andata a seguire una delle lezioni di lingua giapponese opzionali. Quella di oggi è stata di ascolto, della prof.ssa Fujimura. Abbastanza utile, non tanto per la comprensione che mi è sembrata bene o male fattibile, ma quanto per il fatto che non sono molto in grado di prendere appunti e fare riassunti in maniera ordinata. Potrebbe servirmi, d’altronde qui tutto serve e niente si dovrebbe scartare.
Dopodiché a casa, sonnellino :-)
Mi sono alzata verso le 7 di sera (ero stanca) e sono scesa a cercare la cucina che si trova al primo piano del primo dormitorio. Non è proprio cosa cucinare lì! Ci sono andata perché non ho ancora una pentola abbastanza grande per bollire le foglie di cavolo, ma quelle che ci sono lì sono proprio da scartare. Ad ogni modo, che cucina è una senza nemmeno una posata od un coltello?! Il mio fa letteralmente schifo e non taglia niente, per questo ero scesa in cucina. Sono dovuta andare a recuperarlo nella lounge (che si trova nel primo dormitorio) e camminare per i corridoi di due dormitori con un coltellaccio la cucina in mano non è per niente una cosa rassicurante! – come hanno rassicurato Azima e tutta la compa di ragazzi che mi hanno vista camminare con aria assassina =D
Volevo cucinare i fagottini di cavolo, ho trovato la ricetta su youtube nel canale di runnyrunny999 (lo schifo per come mangia quello che ha cucinato davanti alla telecamera, ma per il resto è simpaticissimo e le sue ricette sono più semplici di Cooking with Dog). Ho tagliuzzato la carota, la cipolla, il pollo, ho aggiunto un po’ di tofu avanzato, sale, salsa di soia e mischiato. Prima avevo bollito le foglie di cavolo per due minuti per farle rammollire, e poi una volta fredde ho fatto dei fagottini con il ripieno che poi ho bollito una ventina di minuti a fuoco molto basso (in camera mia stavolta!) in un brodo dashi con un pochino di salsa di soia.
Uno solo si è aperto, ma poco male. Era buono, sono usciti fuori 6 fagottini :-) vicino ci ho messo una ciotolina di riso, giusto per amor dei carboidrati!
Poi dalle 9 alle 10 sono scesa nella lounge a vedere un po’ di tv. Stava trasmettendo Io Sono Leggenda in giapponese, ed il fatto di aver già visto il film in Italia è stato utile perché capivo di più. Mi sono ricordata di quando l’ho visto la prima volta, ero al cinema e mi ha fatto una paura assurda ed insieme tanta tristezza. Will Smith è Will smith.
Hassan dalla Turchia mi ha offerto il caffè :-)
Poi alle 10 la Lounge si chiude, e si torna in camera dove sono ora.
Insomma, oggi niente di che. Ma domani sera scendo a Kichijōji, vedrò qualcosa in più di Tokyo ^-^
Ps. Il corso dei kanji è 902, non male ma sicuramente avrei potuto fare di meglio. Da quando sono qui, invece che imparare di più, sto subendo un totale black-out di kanji e grammatica – specie dell’ultimo anno – e quindi non so più scrivere kanji che avevo studiato bene!
A presto!

Sabato, 08 ottobre – Kichijōji (吉祥寺).
Sono uscita con Futaba a Kichijōji, il tono è decisamente più “chic”, se così lo vogliamo chiamare, rispetto ad Ikebukuro. Abbiamo girato per stradine e alla fine siamo andate ad un tabehōdai/nomihōdai, ovvero locali dove paghi un tot e mangi/bevi a volontà per un tot di tempo. Il locale era molto carino, ci siamo sedute ad un tavolo che aveva un pentolino di olio bollente incastrato al centro. Quando la cameriera è passata, ha acceso il riscaldamento per il pentolino sotto il tavolo e ci ha informate che da quel momento in poi avremmo potuto mangiare/bere per 90 minuti!
Là accanto si trovavano degli scaffali nei quali erano stati riposti dei vassoietti in cui erano divisi spiedini per tipo di cibo infilzato: mini-pannocchie di mais, pomodoro ciliegina e fetta di melanzata, zucca, pezzetti di carne di vario genere, gambero scusciato, takoyaki, persino quel dolcetto a forma di pesce ripieno di anko (la marmellata di fagioli giapponese – dolcissima e buonissima! Io provai a farla in Italia, ma devo aver sbagliato qualcosa perkè era venuto fondamentalmente una schifezza x_x) e altra roba.
Si prendeva uno spiedino e si immergeva il cibo nella ciotolina di pastella e poi in quella di panko (una sorta di pangrattato) sistemate accanto al pentolino al tavolo, e poi, via! Tuffiamo il cibo a friggere per bene nell’olio bollente!
Oltre a questo ci si poteva rifornire autonomamente di salse di vario genere in cui intingere la roba fritta, di ciotoline di riso di due tipi diversi (bianco e un altro strano che non ho assaggiato) e di curry giapponese. Ho preso anche due birre, oltre all’acqua che normalmente ti viene data a oltranza nei locali. Cosa bella dei ristoranti: qui a Tokyo ce ne sono ogni due passi, di tutti i prezzi, dai fast-food stile Matsuya a locali più costosi. E la cosa buona è che non paghi né acqua, né servizio né coperto! Quindi mangiare può diventare essenzialmente economico, se si va in posti dai prezzi abbordabili.
Altra carineria dei locali stile fast-food: ci sono delle macchinette all’entrata, con tutti i piatti elencati ed il prezzo relativo. Si paga il prezzo e si preme il bottone, ed esce così il “bigliettino” che darai alla cameriera – o in generale a quello dietro al bancone – e così non hai bisogno di perdere tempo a scegliere seduto al tavolo con il menù!
Dopo la mangiata siamo andati in una caffetteria che fa anche cibo italiano, di nome faceva “Italian Tomato – Cafè Jr.” (wtf?!). Ovviamente non abbiamo mangiato, ma ci siamo prese due caffè stile italiano – si fa per dire – e siamo rimaste a chiacchierare :-)
Cosa bella delle caffetterie: ce ne sono in quantità, a prezzi diversi. In genere sono catene. Buono e abbordabile è il caffè dell’Excelsior, menre sarebbe un po’ meno buono lo starbucks. Ovviamente non è caffè italiano, ma credetemi, ci si fa l’abitudine. Qui il tipico è il caffè Burendo o anche nihonkōhii (caffè giapponese, il più economico anche se si fa per dire: 280 yen circa l’uno!), ed è comunque una bella tazza bollente! In genere i giapponesi sono abituati a prenderlo amaro, e siccome anche io sono abituata al caffè amaro mi sono adattata presto… ma c’è sempre lo scaffaletto dove puoi prendere a tuo piacimento acqua a volontà, zucchero, marmellate e grassi vari ^^ Qui di solito vengono anche diversi dolcetti, quindi un caffè con dolcetto il pomeriggio è una cosa sì calorica se fatta tutti i giorni, ma comunque l’ideale per il relax! Anche perché nelle caffetterie puoi stare quanto tempo vuoi,a leggere, studiare, stare al telefono/computer, parlare. Sono luoghi dalle luci molto calde e dalle atmosfere accoglienti ;-)
Altra cosa interessante dei luoghi da mangiare: spesso fuori puoi trovare delle riproduzioni finte dei piatti che vengono serviti, cosicché tu possa fartene un’idea. E questa è appunto una riproduzione di alcuni piatti dell’Italian Tomato dove io e Futaba siamo andate a prendere il caffè:

In sostanza, una serata piacevole ;-)
Prossimamente con il racconto del nostro sbarco a Shinjuku di domenica 9 ottobre!

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