Finalmente è arrivato il momento di spendere qualche parola su questo paese misterioso in cui sono finita… Non ho avuto né il tempo né la disposizione mentale di farlo prima, quindi perdonatemi.
Cercherò di aggiornare regolarmente :-)
Settembre, 28-29 2011 MER-GIO
Sono partita dall’aeroporto di Capodichino (Napoli) il 28 settembre circa alle 11 di mattina. Da Capodichino io ed il mio collega siamo arrivati all’aeroporto di Fiumicino dal quale abbiamo preso un aereo internazionale verso le ore 15 per Narita, Tokyo.
Sono state 13 ore di volo, distruttive! Ero nella fila destra dell’aereo e vicina al finestrino, quindi ho evitato per quanto mi è stato possibile di muovermi troppo o di alzarmi perché avrebbe significato infastidire i due passeggeri che erano seduti accanto a me (giapponese, probabilmente una coppia). Come ho invidiato la loro capacita di dormire! Io, per quanto ci provassi, non riuscivo a chiudere occhio per più di 5-10 minuti.
L’aereo era pieno di giapponesi, gli occidentali si potevano contare praticamente sulla punta delle dita. Davanti a me era sistemata una coppia assieme ad una giapponese, e ho notato che della coppia la donna era giapponese mentre l’uomo era presumibilmente britannico e non parlava una parola di italiano. Abbastanza comprensibile, come Kieran – il ragazzo di Leeds che ha viaggiato sull’aereo assieme a noi – è facile che per il giappone gli oltremanica abbiano preso l’aereo da Roma…
La compagnia è Alitalia, il servizio è stato buono ma non eccezionale… non vorrei sbagliarmi perché sono passati degli anni, ma la US Airways per andare in America sembrava un tantino meglio, soprattutto per quanto concerne film e divertimenti che personalmente in questo volo non mi sono piaciuti molto. Solo due film in giapponese, e film vecchi tipo “Quattro matrimoni e un funerale” oppure poco noti come “Paul” (la storia di un alieno un po’ volgare – c’era la versione giapponese del film, ma non funzionava!)
Il cibo non è stato granché. Visto che all’aeroporto di Fiumicino abbiamo preso della pasta, per cena ho ordinato giapponese ma faceva quantomeno schifo… assieme a del riso c’era un pezzo enorme di salmone che sembrava crudo, infatti l’ho lasciato. La colazione è stata più ricca di quella della US Airways, ma non per questo più buona. E il caffè era una brodaglia imbevibile – il che potrei comprenderlo in una compagnia straniera, ma non nell’Alitalia.
Nemmeno il tè (ocha) era granché… ma comunque, è cibo dell’aereo, non lamentiamoci.
Atterriamo a Narita verso le 10-10:20 di mattina distrutti. Né la mia tutor (Kae) né quella di Andrea (Reiko) potevano venire a prenderci all’aeroporto, così siamo stati affidati alla tutor di Kieran, Yuka – una ragazza che studia hindi, ma il suo inglese è molto buono. Dopo aver cambiato il denaro ed aver preso l’aerobus, ci siamo imbarcati nella surreale avventura di prendere ben 4 treni diversi per arrivare a destinazione – un’impresa tremenda, se si contano le valigie e il bagaglio a mano!
Gli ultimi due treni sono stati quello che è arrivato alla stazione di Musashi-sakai (武蔵境駅), e da lì abbiamo preso la linea Tamagawa (Tamagawasen, 多摩川線) per arrivare alla stazione di Tama (多摩駅). Da lì abbiamo camminato circa 5 minuti per arrivare finalmente alla Tokyo University of Foreign Studies (TUFS, in giapponese Tōkyō-gaikokugo-daigaku 東京外国語大学 , abbreviato in Gaigodai外語大). Da lì siamo passati un attimo all’Ufficio degli studenti di scambio (留学生課) e poi una studentessa ha mostrato a Kieran e al mio collega Andrea le loro camere, mentre un’altra ha fatto lo stesso con la mia.
Io, assieme a loro e ad altri studenti, viviamo nel secondo dei due dormitori. Questi sono l’uno accanto all’altro, e vi si può accedere tramite una ID card che viene data ad ogni studente all’arrivo al campus. Io vivo adesso nella camera al quinto piano (è uno dei piani esclusivamente femminili), mentre ad esempio il primo piano è maschile. Se non sbaglio anche il secondo lo è, mentre il quarto e il sesto sono pure femminili, ma non ne sono sicura al 100%.
E’ fondamentalmente un monolocale con un letto ed una cabina in cui c’è solo il gabinetto. Nella stanza abbiamo una scrivania ed una sedia, vari scaffali, un frigorifero, un lavandino ed un fornelletto, oltre ad un solo armadio. Essendo al quinto piano mi è capitato anche un balconcino. La stanza ha una grande portafinestra che si può oscurare con due tendine una bianca ed una gialla, e oltre ad avere una zanzariera scorrevole (utile per gli insetti, qui è autunno e ce ne sono ancora molti) la finestra è insonorizzata. Così, se il pomeriggio mi appisolo lasciando solo la zanzariera chiusa, ci penserà la squadra di calcio e/o football e/o il solito ignoto che prova in continuazione a suonare la tromba con scarsi effetti a svegliarmi, prima o poi.
L’università quindi si trova a Tama (多磨), zona della città di Fuchū (府中市) nella prefettura di Tokyo. Notare che Tokyo non è solo la città, in questo caso infatti ci troviamo nella prefettura che grosso modo corrisponde amministrativamente alla regione italiana, anche se credo che la prefettura di Tokyo non sia molto grande…
So che fare paragoni sarebbe un’eresia, ma se proprio vogliamo dare l’idea potrei dire che Fuchū centro è una cittadina come Pomigliano D’Arco (con la differenza che non ci sono industrie, ma alberi, tanto verde, un santuario almeno con il parco e gente rispettosa delle regole e in bicicletta) e Tama corrisponderebbe a Mariglianella – questo solo perché la zona è molto in periferia, ed io a Mariglianella effettivamente abito nella zona periferica. A Tama ci sono molte famigliole con bambini piccoli a quanto vedo, pochi negozi e quelli che ci sono o sono Kombini (specie di supermercati 24h dai prezzi scabrosamente alti) o sono negozietti piccoli stile paesino… in questo senso, Mariglianella. Sono andata a comprare un phon a Tama in un negozietto di elettrodomestici esclusivamente Panasonic, e per dare l’idea avevano solo un paio di modelli e di risottiera un unico modello iper-costoso… e la commessa era una vecchietta dall’aria dolce che mi ricordava molto mia zia Marittella XD
A Tama io e Andrea abbiamo anche mangiato dei Takoyaki da una minuscola “takoyakeria” (io che conio nuovi termini!). Per i non familiari con la cucina giapponese, cosa sono i takoyaki: sono quelle palline di pastella con dentro dei pezzi di polipo (“tako”, appunto) che si vedono spesso nei cartoni animati. Per dare un’idea che ad alcuni potrebbe essere più immediata, nel cartone OnePiece – All’Arrembaggio! c’era un amico della ciurma di Rubber che amava cucinare i takoyaki, e per ringraziare i pirati ne cucinò loro a bizzeffe. Magari qualcuno avrà visto l’episodio! Cmq sono quelli.
In Italia avevo provato a comprare tramite e-bay la piastra per i takoyaki – quella con gli incavi semi-sferici – ma veniva una fortuna… chissà se ne troverò una economica qui <3
Per otto pezzi il pezzo era comunque ragionevole. Li abbiamo comprati e ci siamo seduti sulla panca fuori al chioschetto a mangiarli!
Proprio di fronte all’università c’è un kombini, è stata la nostra “ancora di salvezza” per questi primi giorni in Giappone… ma come ho già detto, cerco di evitare di spendere lì, i prezzi sono abbastanza discutibili. Fortunatamente, superato il Kombini, proprio accanto al sottopassaggio per la stazione di Tama c’è il Lawson, altro piccolo supermercato dove i prezzi sono abbastanza ragionevoli. Tuttavia, il Lawson che c’è a Tama è molto piccolo.
Un’altra catena di Kombini molto famosa è il Family Mart: ne ho trovati praticamente dappertutto. C’è anche il 7eleven, ma nemmeno quello è tanto fattibile.
A Tama ci sono anche alcuni localini tipo udonya (dove si mangia la pasta “udon”), ma personalmente cerco di evitare di mangiare troppo spesso fuori, perché i soldi in questo periodo se ne vanno come l’acqua fresca. Ho visto che c’è anche una panetteria carina, si chiama “Usagi” (it: “coniglio”).
A Tama, e a Fuchū in generale, tutti usano la bicicletta. Infatti, accanto alle strisce pedonali, c’è anche la zona di attraversamento bici. Si può dire che qui ci siano più ciclisti che persone, ed è davvero meno comune trovare gente a piedi! E confermo che i giapponesi in bici siano dei veri e propri pirati della strada x_x
Forse è per questo che qui se compro la bici sono obbligata a farmela assicurare, altrimenti non me la fanno usare nemmeno all’interno dell’uni… e poi si deve registrare nell’università! Qui pare che accadano spesso incidenti con la bici, e se ciò accade sono guai amari per il ciclista che è costretto a pagare un cifrone! Davvero qui di auto ne circolano poche.
In questo senso, Mariglianella (paesino di ciclisti, me compresa :-P)
Proprio alle spalle del campus c’è il parco di Musashinomori (Musashinomori-kōen, 武蔵野森公園), ed è stupendo e, inutile dirlo, stupendamente ben pulito. Ci sono prati verdi ampi, boschetti (anche la nostra uni è “immersa” in un bosco, cosa negativa per me che odio gli insetti), aree ristoro dove ci si può riposare, un laghetto, un fiumiciattolo ed anche cartelli con la storia legata al parco e al fiume. Ci sono vari tipi di piante e alberi con il nome attaccato al tronco, e farfalle colorate in questa stagione.
L’autunno è, in Giappone, una delle stagioni più belle dell’anno se non la più bella.
L’aria è fresca e c’è molta natura, alcune piante sono in fiore e quindi a meno che non capiti la brutta giornata (come quella di pioggia continua dell’altro ieri, 6 ottobre), fa anche caldo e il paesaggio è meraviglioso. Inviterei tutti a venire in questo parco :-)
Io ci sono stata di sabato mattina, ed era pieno soprattutto di famiglie con bambini. Molti hanno portato da mangiare, e hanno fatto i loro pic-nic o sull’erba o al riparo su una panca. Alcuni bambini giocavano con i genitori o erano con loro in bici (qui si portano queste bici con un seggiolino montato dietro, molto comodo per portare i bambini – infatti le mamme portano i bambini in bici a scuola!)… insomma, l’aria del sabato autunnale era idilliaca.
Questo è solo l’inizio, posterò il resto a breve!
Vicky.
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