Salve a tutti! E' un bel po' che non scrivo, principalmente perché sono stata indaffarata con gli esami di fine semestre (tutto a posto) e con i miei 20 giorni di rientro nella madrepatria Italia... eh sì, che ci si vuol fare, l'italiano è debole e il napoletano lo è ancor di più di fronte alla prospettiva allettante di avere sotto i denti delle profumate sfogliatelle, una pizza da Sorbillo e all'idea di allargare le braccia per stringere i suoi amici che non vedeva da cinque mesi e passa :-)
Ad ogni modo, sono tornata da circa una decina di giorni, ed ho iniziato il mio lavoro come cameriera al Barababao, un ristorante di cucina italiana - veneziana - che si trova nientedimeno che a Ginza... circa a un'ora e mezza di viaggio da dove abito io, il che non è granché piacevole, ma vabbè.perché scrivervi di un ristorante italiano? Perché l'esperienza è davvero unica, e posso dire di stare imparando molto lì anche se può sembrare il contrario trattandosi di un ristorante italiano. Certo, la cosa più strana è la sensazione di ritrovarsi immersi all'interno del drama "Bambino" (non so se lo conoscete, io ho visto il primo episodio... parla di questo ragazzo di Fukuoka che viene a Roppongi - Tokyo - in un famosissimo ristorante ad approfondire i suoi studi come chef di cucina italiana). Effettivamente, i camerieri pur essendo quasi tutti giapponesi (per ora c'è solo un'altra italiana che fa lavoro part-time come me), e pur non avendo studiato la lingua, parlano questo ibrido giapponese-italiano che sulle prime lascia alquanto perplessi. Tra di noi si dice il nome della pietanza in italiano, cosicché tutti conoscono cosa sono le linguine alla busara, gli spaghetti allo scoglio, quelli alle vongole, l'orata, l'agnello alla griglia e così via, ma occorre conoscere anche la denominazione dei piatti in giapponese perché è in giapponese che il piatto va sempre rigorosamente presentato ai clienti. E ancora, i nomi dei tavoli sono numerati in italiano, cosicché dopo un po' non si fa più caso al fatto che il tavolo B19 si pronunci "B-diciannove" e non "B-juukyuu"; e quando arrivano clienti, la voce del capo cameriere risuona con: "quattro perusonee!".E continuando, sia con me che sono straniera, sia tra di loro, non manca di sentire "acqua", o "acqua caraffa" che in gergo significherebbe che bisogna passare tra i tavoli con la caraffa e riempire i bicchieri vuoti dei clienti (l'acqua è gratis, a meno che non si ordini quella in bottiglia); o anche "permesso" per passare, e occasionalmente "scusa". Adesso il piccoletto un po' strano che mi sta sempre dietro non fa che dirmi "forza, forza vicky!" perché voleva sapere come si diceva in italiano "ganbatte!" (che è l'espressione più comune in giapponese per incoraggiare).Ad ogni modo sono tutti gentilissimi e , riportando le parole della mia collega madrelingua, ci trattano con i guanti. Spero di non mettere su altro peso, visto che se resto da mattina a sera mi preparano da mangiare due volte e in entrambi i casi fanno per due... senza contare i pezzi di pane e i resti di cibo intatto che si spiluccano in cucina visto che i clienti hanno la faccia tosta di buttare tanto cibo. Bah. Come si dice qui, "tabemono wo sutechau no ha mottainai", il che si traduce con "è peccato buttare il cibo"... ma comunque si finisce per buttarlo comunque nonostante in cucina si cerchi di non sprecare nulla, il che è un po' triste.Oggi, in particolare, mi sono successe delle cose un po' particolari.Prima l'intervista al ristorante da parte di una stazione radio che trasmetterà quanto registrato venerdi alle sei di mattina. Una inviata ha mangiato al ristorante e poi ha detto che vi scriverà una relazione. Hanno intervistato il capo del locale, e poi dopo hanno chiesto a me di lanciare un messaggio in italiano per invitare le persone a visitare il ristorante. Ero abbastanza impacciata, e mi sa che mi è venuta proprio male! Ho dimenticato di dirvi che il Barababao è tra i migliori ristoranti della zona, forse il numero 1? Non lo dico io, è venuta la Camera di Commercio, e che è stato riconosciuto come nr 1 è scritto anche all'entrata :-) il cibo è ottimo, e io ringrazio sempre di poter mangiare cose tanto buone.Immaginarsi capitare in un ristorante cinese!In seguito, ho assistito alla bislacca scena di due vecchi che erano ubriachi come mai ne avevo visti. l'uomo sembrava arzillo nonostante l'alcol, ma la signora era completamente fuori di sé. Cercava di parlarmi, ma era incomprensibile, e ad un certo punto ha biascicato in modo confuso delle scuse per la sua confusione essendo ubriaca. E poi si afflosciava come se fosse completamente andata, per poi riprendersi subito dopo. La cosa bella è stata che nonostante il locale fosse chiuso per il nostro pranzo, mentre noi eravamo di là a mangiare, i vecchi sono rimasti là e hanno continuato a ingoiare alcol e a fare casino, tanto che alzavamo le teste dal cibo a metà tra il divertito e l'esterrefatto.E poi la sera è arrivato uno squadrone di gente a mangiare. Dovete sapere che in Giappone si portano, queste feste tra membri della stessa azienda/associazione per un motivo o per un altro. Stasera è venuta una tavolata di quasi 30 persone, mi pare che fosse una festa d'addio a uno che lasciava il lavoro, e c'era questo signore che ha fatto il pagliaccio tutta la sera. Mentre stavo sparecchiando ha cominciato ad allargarsi le palpebre più che poteva con le dita, facendo una brutta imitazione degli italiani... poi tutti hanno visto che io gli stavo sparecchiando di fronte e hanno riso, ma lui iperterrito ha continuato... e alla fine della serata quando se ne stavano andando stava continuando a sfottere, poi si è accorto che stavo dietro di lui e ha cominciato a dire "itariaano Valenchinoo!" e i suoi colleghi a ridere!
Bè, certo, da una parte dà un po' fastidio, ma se pensiamo che ci sono molti italiani che prendono in giro gli asiatici non c'è molto da restarne infastiditi... e poi anche io al ristorante giapponese a 19 anni mi sono fatta una foto facendomi gli occhi a mandorla.
E infine, vince il francese. Questo tipo viene a mangiare al ristorante, e la sua carta di credito non funziona, sicché sparisce per un tempo interminabile lasciando le sue cose al ristorante in cerca di un bancomat che gli permettesse di prelevare. Alla fine risbuca mentre io già l'avevo dato per fuggito a gambe levate (donna di malafede); per educazione instauro una breve conversazione nel mio francese rudimentale. Gli chiedo se è la prima volta che viene in Giappone, ed altre cose, e vengo a sapere che pur essendo la quarta volta che vi viene per lavoro non ne conosce una sola parola. Lui ovviamente si interessa al fatto che io conosca la sua lingua e mi chiede da quanto sono qui, e poi mi chiede a che ora finisco. Rispondo che finivo alle 22, e lui mi fa "ah, sono altri cinque minuti!". E poi la proposta: di andare a bere insieme qualcosa dopo il lavoro!
O____________O
ma frat a mè, tu mi potresti essere padre... ma suvvia!
Ad ogni modo, queste strane disavventure non potevo non narrarle!
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